Chi sono i creativi culturali

Sono le persone che desiderano una società più giusta e pacifica, un’economia etica, uno sviluppo ecosostenibile, un’umanità più consapevole. Sono coloro che, in Italia e nel mondo, auspicano stili di vita più sani e autentici, ispirati ai valori della pace, dei diritti umani, dell’ambiente, della qualità della vita, delle relazioni consapevoli e costruttive, della crescita personale e spirituale.
Pur essendo costituita da individui e gruppi sociali diversificati, questa avanguardia culturale presenta alcuni valori comuni quali: sensibilità ecologica; attenzione alla pace e alla qualità delle relazioni interpersonali; interesse verso la crescita personale e/o spirituale; disinteresse per l’esibizione della posizione sociale; parità di diritti tra maschi e femmine; fiducia nella possibilità di una evoluzione positiva dell’individuo e della collettività. Inoltre, i creativi culturali hanno la tendenza a prendere le distanze dall’edonismo, dal materialismo, dal cinismo mentre danno molto peso ai valori della autenticità e della integrità. Per questa ragione, molti disdegnano la cultura del business, i media, il consumismo. Come osserva il sociologo americano Paul Ray, pioniere delle ricerche sui creativi culturali, essi sono inoltre disincantati dall’idea di “avere più cose”, mentre mettono una grande enfasi nell’avere “nuove ed uniche esperienze” e rappresentano il mercato centrale per le terapie e medicine alternative, i cibi naturali, la psicoterapia, i corsi e seminari di crescita personale, le nuove forme di spiritualità. Prediligono il consumo critico e si orientano all’acquisto e fruizione di prodotti culturali più che materiali, producendo in molti casi loro stessi cultura.
Sono i valori e le visioni del mondo che determinano le direzioni che le civiltà e gli individui perseguono, e quindi, se si vogliono migliorare i dissesti ambientali e i gravi problemi socioeconomici della nostra epoca occorre cambiare alcuni valori, convinzioni e stili di vita che da secoli dominano incontrastati lo scenario occidentale. I creativi culturali rappresentano l’avanguardia di questo (speriamo) imminente cambiamento culturale epocale.

Si tratta di esigue minoranze o di parti rilevanti della popolazione?
Finora nessuno era in grado di rispondere con certezza a tali domande, e prevaleva l’opinione che si trattasse solo di gruppuscoli minoritari. Recenti ricerche sociologiche effettuate in vari paesi del mondo, Italia inclusa, sfatano clamorosamente tale opinione e propongono un quadro della situazione assai più positivo e incoraggiante per tutti coloro che hanno a cuore l’evoluzione del genere umano e le sorti del pianeta.
I dati rivelano che gli individui sensibili a tali valori non sono affatto pochi ma oscillano anzi tra il 60% e l’85% dell’intera popolazione adulta. Cosa ancora più importante, oltre il 35% mostra particolare coerenza e impegno, cercando di applicarli nella propria vita quotidiana. Per questo tali individui sono stati definiti Creativi Culturali, cioè “creatori attivi di una nuova cultura”.

L’influenza dei creativi culturali sulle scelte politiche, economiche e sociali
I vasti e profondi cambiamenti che stanno avvenendo nei valori e nell’etica delle popolazioni occidentali possono svolgere un ruolo decisivo nel favorire un cambiamento di rotta dei comportamenti individuali e collettivi e delle politiche socio-economiche e tecnologiche nazionali e internazionali verso direzioni più ecosostenibili, pacifiche, etiche, eque.
Pur non essendo ancora maggioritari, i creativi culturali rappresentano una componente assai significativa della popolazione, vuoi per la numerosità (35% circa della popolazione adulta) vuoi per il fatto che molti di loro sono dei veri e propri opinion leader. Inoltre le ricerche mostrano che a poche lunghezze di distanza dai creativi culturali si colloca una ulteriore consistente parte della popolazione che, pur non identificandosi pienamente con la cultura emergente, ne condivide però molti dei valori ed è pertanto definibile “in avvicinamento”. È quindi prevedibile che la consistenza numerica dei creativi culturali aumenti considerevolmente nei prossimi anni, anche considerando che dal 1999 ad oggi tale categoria ha avuto un tasso di crescita medio di circa il 3% annuo.
Va però considerato che anche la conflittualità sociale e il degrado ambientale stanno accelerando e non è detto che il mutamento culturale si estenda in tempo per invertirne l’andamento.